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Percorso Extra Strong: lunghezza 273,40 km - dislivello 8.159 m
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La partenza: in bocca al lupo!
La partenza avviene dal Ponte degli Alpini, a Bassano del Grappa. Attraversato il ponte (cosa concessa a pochi), una rampa di “aperitivo” ci fa capire subito quale sarà il tema dominante della giornata: la salita. Subito dopo si svolta a sinistra, scendendo in Contrà Margnan, per poi raccordarsi con la SS47 “Valsugana”, dopo un’altro strappetto, in prossimità di un semaforo. Al semaforo si svolta a destra, in direzione Romano d’Ezzelino. Alla rotonda di Romano d’Ezzelino si prosegue dritti, in Via Dante Alighieri. Siamo sulla SP74, che diventerà SP26 dopo poco più di un km, quando entriamo in provincia di Treviso. Nell’ordine si attraversano Semonzo, Sant’Eulalia e Crespano. Giunti al semaforo di Crespano dobbiamo lasciare la SP26, svoltare a sinistra e salire in Via Monte Grappa per 400m, fino al primo Stop. Svolta a destra e discesa di 400m fino a ricongiungersi con la SP26. Questa deviazione è quella del percorso ufficiale della Monte Grappa Challenge ed è stata fatta perchè la SP26 la Domenica mattina è sempre chiusa al traffico per il mercato. Una volta sulla SP26 si svolta a sinistra (indicazioni per Possagno). Dopo poco più di un km arriviamo ad un incrocio con Via Monte Grappa (un’altra!) con indicazioni per Valle San Liberale. Proprio in quell’incrocio si trova il punto di controllo n°1, Albergo da Romano. E’ anche l’inizio della salita.
La prima salita: “benvenuti!”
Si sale già con un certo impegno lungo Via Monte Grappa fino a raggiungere un quadrivio. Entriamo in Via Sant’Andrea e continuamo a salire fino al bivio con Via San Liberale. Abbiamo percorso 2,5 km, e fin qui la salita è stata complessivamente dura, ma ha alternato strappi a momenti di recupero. Gli 8 km che mancano al congiungimento con la Strada delle Malghe, che taglia in costa il Grappa da Est a Ovest, sono senz’altro la parte più impegnativa della salita: 8 km ad 10,2% medio, co la prima parte intorno al 9% e la seconda, di circa 3 km, che si avvicina al 12%. Di questi 3 km il primo è molto impegnativo (pendenze medie intorno al 15%), quello centrale concede un po’ di recupero e l’ultimo è il più duro di tutti (15%, ma massima intorno al 20%): c’è da superare un lungo rettilineo e una successiva coppia di tornanti. La salita è nota ai ciclisti locali come “Salto della Capra”, per una sagoma di una capra piantata sulla sommità. All’incrocio con la Strada delle Malghe si svolta a sinistra, 600m di salita e finalmente si può recuperare con una discesa di un paio di km che porta in Val delle Mure. Si ricomincia a salire attraverso Valle San Liberale e si continua lo spostamento verso Ovest. In questo tratto le pendenze sono piuttosto incostanti, spesso facili e mai proibitive, in particolare se pensiamo a quanto fatto finora. Al bivio con la SP140, la strada che sale da Semonzo e che costituirà la seconda sfida di giornata, si riprende a salire con pendenze che si mantengono tra il 9 e il 10% per un paio di km, quando ci si ricongiunge con la Cadorna e manca meno di 1 km al Rifugio Bassano (punto di controllo), meta finale di tutte le nostre ascese.
La prima discesa: attenzione al traffico
E’ un problema più domenicale che altro. Per quanto sia ovvio che l’attenzione in bicicletta debba essere sempre alta e in particolar modo quando alta è anche la velocità, è importante sapere quanto una strada sia trafficata. La Domenica mattina, in particolare nella stagione estiva, il Monte Grappa offre un comodo rifugio dall’afa. Inoltre, ospitando il Sacrario Militare (oltre 20000 ragazzi sono seppelliti lassù, vale la pena rifletterci) è anche meta di visitatori. Non ultimo, la Sp148 Cadorna è la salita più facile del lotto, ma non per questo si può considerare facile. Per molti cicloamatori costituisce comunque una bella sfida e pertanto possono essere centinaia (è una cifra ponderata!) i nostri “colleghi” che la affrontano in senso inverso al nostro. Di per sè questo non è un pericolo, lo diventa perchè gli altri veicoli superano i ciclisti entrando nella nostra corsia e questo qualche incosciente potrebbe farlo anche in condizioni di scarsa sicurezza. Per cui la raccomandazione è quella di prestare molta attenzione a ciò che si fa e anche a ciò che fanno gli altri. Un po’di prudenza, tutto qua. Parlando della discesa in senso più tecnico, è molto facile: strada larga, asfalto in buone condizioni, pendenze mai eccessive (raramente si supera il 10%). Dopo 2,4 km si deve svoltare a sinistra sulla SP148, in direzione di Bassano del Grappa. Quasi non occorre pedalare fino a Ponte San Lorenzo dove, restando sulla SP148 entriamo nel tratto intermedio: 4 km in discesa morbida (3%) che portano, con l’unica contropendenza significativa (quasi 500m al 6%), fino a Camposolagna. Di qui ancora discesa per 13 km. Abbiamo raggiunto l’abitato di Romano d’Ezzelino e siamo arrivati alla rotonda incontrata all’inizio. Anche stavolta ci spostiamo verso Est, in Via Dante Alighieri, percorriamo pochi metri e sulla sinistra troviamo il Bar Gelateria Hottonia (Punto di controllo). A differenza di quanto fatto in precedenza, giunti a Semonzo dobbamo svoltare a sinistra, in Via Chiesa. Inizia la seconda salita.
La seconda salita: senza respiro!
La salita di Semonzo (SP140) è considerata da molti la più dura delle 5 scalate. E’ un’affermazione condivisibile, se pensiamo che sono 19km all’ 8% medio. Tuttavia la pendenza massima è intorno al 15%, non ci sono le punte “estreme” che abbiamo trovato nella prima ascesa. Ne consegue che la difficoltà è nel suo essere sempre dura e regolare. Un’altra difficoltà potrebbe essere dovuta alla sua esposizione a Sud e alla protezione offerta dalle piante: scarsa quella offerta dai cipressi della prima parte, inesistente nella seconda. La prima parte (21 tornanti, 8,5% medio, partendo dalla Chiesa di Semonzo), ci porta a Campo Croce. Al tornante numero 16 c’è però l’obbligo di fermata al Bar al Deltaplano, sul Col del Puppolo, unico punto di controllo lungo le salite della Monte Grappa Challenge. A Campo Croce c’è più di un km dove possiamo recuperare energie per la seconda parte, più dura della prima. Al bivio per Camposolagna teniamo la destra seguendo le indicazioni per Baita Camol: 2,3 km all’10,8%. Un po’ di discesa lascia spazio per recuperare, non ve ne saranno altri. Si sale ancora con strappi ad oltre il 10% di pendenza fino al ricongiungimento con la Strada delle Malghe. Di lì il percorso è esattamente quello descritto nella prima salita. Al Rifugio Bassano termina la nostra fatica.
La seconda discesa: interminabile
La discesa verso Caupo è lunga, molto lunga. Sono più di 28 km, contrassegnati anche dalla presenza di 2 contropendenze. La prima inizia all’incrocio con la SP148 dopo 2,4 km. Mentre in precedenza, svoltando a sinistra, si è scesi a Romano d’Ezzelino, ora si svolta a destra, in direzione Feltre. Per un paio di km si procede in leggera salita, lasciando alla propria sinistra il Rifugio Scarpon. Dopo aver superato una breve galleria (che non necessita di dispositivi di illuminazione), ci si lancia in discesa sul Monte Pertica, fino a raggiungere la località Forcelletto, dove inizia un’altra contropendenza di circa 1,6 km. Successivamente la strada non presenta difficoltà: dapprima si mantiene irregolare, poi si spinge decisamente in discesa per alcuni km, lungo una strada piuttosto stretta, fino a quota 1000 slm, dove inizia un tratto di oltre 4 km con pendenze tenui. Gli ultimi 8 km di discesa sono senz’altro i più facili. Lunghi rettilinei, carreggiata molto ampia, asfalto in buone condizioni. Attenzione alle zone d’ombra create dai numerosi alberi, in particolari condizioni di luce potrebbero rendere difficile percepire la presenza di ostacoli sull’asfalto. A Caupo c’è la possibilità di fare rifornimento d’acqua, grazie ad una fontana che si trova alla propria destra, proprio appena entrati nel centro abitato. Proseguendo per qualche centinaio di metri si giunge al punto di controllo, il Bar Hosteria AL MENTA. Uscendo dal punto di controllo si svolta a sinistra e si prosegue, ancora per poco, sulla SP148. A destra si svolta in Via Margherita Rusconi Giardino e si arriva al bivio con Via Feltre. L’abitato di Seren è già visibile, poco più in alto, ed è lì che ci si deve dirigere. Raggiunta Piazza Vecellio, tenendo la destra della piazza si dovrebbero già vedere le indicazioni che portano nella “Valle di Seren” lungo Via Giardino. Inizia la terza salita.
La terza salita: l’incubo!
Chi la conosce ed ha deciso di affrontarla lo sa benissimo. Ci sta pensando da tutta la giornata, forse da qualche giorno. Questa salita, come diceva un direttore sportivo “dividerà gli uomini dalle donne” (con tutto il rispetto per il gentil sesso). Il senso della frase è dato da 4 km infernali, dove si deve salire con la massima concentrazione controllando, per quanto possibile, la propria andatura. I pochissimi momenti di “respiro” sono sempre sopra il 10%. Il pensiero di non farcela potrebbe appropriarsi della mente di molti cicloamatori. Mettere il piede a terra, che rappresenta per il ciclista il segno della resa, può anche essere una scelta saggia. In questo tratto le gambe accumuleranno acido lattico col quale dovremo convivere per i km successivi.
A peggiorare la situazione potrebbe contribuire anche il tempo: infatti si è protetti solo salendo nel pomeriggio, perchè si costeggia una parete che ci protegge da Ovest. Fortunatamente, il tratto duro ha un prima ed un dopo. Prima la strada è abbastanza agevole. Anzi, lasicata la Piazza di Seren del Grappa si comincia la salita...in discesa! Qualche centinaio di metri e poi, per 5 km, pendenze molto agevoli, la quiete prima della tempesta. Dopodichè, nei pressi della località da Nardo, nei pressi di una casa rossa visible sulla sinistra, c’è un antipasto di 1,5 km che conduce a Pian della Chiesa: niente di impossibile ma si già chiamati ad un certo impegno. A Pian della Chiesa, in piazza, c’è una fontana. E’ l’ultima possibilità che abbiamo per riempire le borracce: la prossima sarà al Rifugio Bassano. Tenendo la sinistra si prosegue per un paio di km in maniera del tutto tranquilla, poi iniziano le danze. Dei 4 km di muro, i 2 centrali sono i più duri. In particolare la punta superiore al 20% medio la troviamo nei pressi di un capitello, che comparirà di colpo dopo una curva a destra: ancora 200 m di sofferenza e si arriva ad un tornante che, pur non dicendoci che è finita, ci avvisa che il peggio è passato. Successivamente ci sono ancora tratti duri (13-17%), ma alternati a brevi momenti di recupero. Superato il bivio per malga Valpore manca poco, qualche centinaio di metri, una curva secca a sinistra e finalmente si ritorna alla normalità. La strada è clemente per un po’, poi riprende a salire, talvolta anche con asprezza, ma al massimo si sta sul 10%; il che, dopo quel che si è fatto, viene percepito come molto più semplice. Passando per Val delle Bocchette si giunge, dopo una coppia di tornanti, al Forcelletto, incontrato precedentemente nella discesa verso Caupo. Mancano ancora 10 km per arrivare a Cima Grappa, ma sono sempre piuttosto regolari. Il tratto più duro è il km successivo al bivio per il Rifugio Bassano, quando lasciamo la SP148 per immetterci nella SP148 dir. Ma a 2,4 km dalla vetta si sente il profumo del traguardo, ormai anche la terza salita è giunta alla conclusione.
La terza discesa: già visto!
Per la quarta discesa è necessario ripetere la discesa per Caupo appena affrontata. Sarebbe stato più bello scendere da un’altra parte, ma l’unica alternativa possibile era affrontare il in discesa il versante di Seren del Grappa, oggettivamente troppo pericoloso. Per cui, per quanto non sia bellissimo dover rifare una discesa, girare la bicicletta e rifarla in salita, era una scelta obbligata volta a garantire una maggior sicurezza per chi ha deciso di cimentarsi nei percorsi Strong ed Extra Strong. Una volta raggiunto il punto di controllo, l’Hosteria al Menta, rientriamo sui nostri passi e, dopo averla percorso per due volte in discesa, è ora il momento di scalare il Grappa dal versante di Caupo.
La quarta salita: ci siamo gestiti bene?
Non è una salita impossibile, non è una salita facile. La buona riuscita sarà determinata più dalle energie rimaste che dalle difficoltà assolute che ci troveremo a dover affrontare. Chi ha esagerato potrebbe rischiare di pagare, in questa lunga ascesa, gli sforzi precedenti. Bisogna ricordarsi che all’inizio della salita saranno stati percorsi 166km con circa 5000m di dislivello. Dei primi tre, lunghissimi, tornanti (complessivamente oltre 4 km), solo il secondo concede qualcosa, gli altri sono piuttosto impegnativi, ma regolari. La salita rimane abbastanza severa fino al km 8 (come riferimento si prenda il Bar la Genzianella, sulla destra al km 7: di lì a poco si riprende fiato), dopodichè “spiana” di colpo: per 4 km si tira il fiato e ci si prepara per la seconda parte. E’ la parte che presenta le punte più aspre dell’intera ascesa, alternandole però a tratti decisamente più agevoli. In ogni caso non ci sono le punte affronate a Seren. Con due serie di tornanti si sale fino in Val Tosella. Di lì al Forcelletto è tutto piuttosto semplice, ad eccezione di un tratto particolarmente impegnativo ma, fortunatamente, piuttosto breve. Al termine di quest’ultimo strappo la contropendenza ci porta al Forcelletto. Il tratto successivo è in comune con la salita di Seren del Grappa: pendenze piuttosto regolari, non facili ma nemmeno eccessive. Ancora una volta il Rifugio Bassano, ancora una volta un obiettivo raggiunto.
La quarta discesa: concentrazione
La stanchezza potrebbe far perdere lucidità nell’affrontare la discesa verso Semonzo, lungo la SP140. E’ una strada in buone condizioni, ma più stretta della Cadorna. La luce potrebbe già cominciare ad essere un elemento di cui tenere conto. Probabilmente non sarà buio, ma si potrebbe essere in quella fase del giorno in cui la luce viene definita “grigia”, in cui i contrasti sono meno evidenti. Ancora una volta la raccomandazione di massima prudenza. Giunti a Semonzo, superata la Chiesa, al bivio con Via Casale, dove prosegue la SP140 per il suo ultimo km, andiamo dritti entrando in Via Chiesa. Dopo pochi metri, sulla destra, una fontana. Terminata Via Chiesa si incrocia la SP26, percorsa al mattino, dove si girerà a destra, in direzione Romano d’Ezzelino, fino al punto di controllo della Gelateria Hottonia, alla nostra sinistra. E’ un momento importante. Sta per iniziare l’ultima delle cinque fatiche.
La quinta salita: controllato i fanali?
Per la maggior parte degli atleti che intendono affrontare 5 versanti è fondamentale avere una fanaleria adeguata. Saranno molto pochi quelli in grado di terminare il percorso in condizioni di luce accettabili. Pertanto è fondamentale avere con sè fanaleria alogena con una durata sufficiente, tenendo presente che ci sono 26 km di discesa. La salita presenta le maggiori difficoltà nella sua prima parte, fino a Costalunga alta. Di lì un po’ di riposo e poi una salita più dolce ci accompagna fino a Camposolagna, tratto caratterizzato però dal tornante più duro dell’intera ascesa, dalla località Nosellari fino al tornante numero 8. Poco prima di Camposolagna si può riposare, fino a Ponte San Lorenzo non ci sono difficoltà. Da lì si ricomincia a salire, dapprima piano, fino a Val dea Giara, poi un po’ più duramente (6-7%) fino al bivio per Feltre. E’ la terza volta che si raggiunge in salita, ormai ci potrebbe spingere al Rifugio la sola carica di adrenalina che sentiamo su di noi! Giunti al Rifugio Bassano non c’è più salita: sono stati scalati oltre 8000 m di dislivello in una sola giornata. E’ abbastanza, no?
La quinta discesa: un solo ostacolo, il buio!
La descrizione della discesa della SP148 Cadorna è già stata fatta in precedenza, è la prima discesa che è stata affrontata in giornata. L’unica, ma significativa differenza è che quest’ultima discesa dev’essere affrontata col buio e questo deve moltiplicare esponenzialmente le attenzioni che già normalmente sono richieste. Giunti a Romano d’Ezzelino, arrivati alla ormai ben nota rotonda, non ci resta che svoltare a sinistra. Duecento metri dopo aver superato un cavalcavia, si svolta a destra in Viale Europa e si prosegue dritti fino a giungere allo stop, nei pressi del quale c’è l’ingresso del velodromo Mercante, scenario ideale e suggestivo per una meritata passerella finale. La campana dell’ultimo giro è il preludio alla fine delle nostre fatiche. Raggiunto l’ultimo punto di controllo, ritiriamo il meritato brevetto. La Monte Grappa Challenge è finita. . Le salite se ne sono andate, la soddisfazione rimane.